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L’Arte nel paesaggio: l’Isola Comacina

L’Arte nel paesaggio: l’Isola Comacina

“Comacina, che bellezza”: i giovani di Brera e 8 artisti internazionali espongono sull'Isola Comacina. La Repubblica racconta.

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Sulle pagine dedicate alla Cultura del quotidiano La Repubblica di domenica 3 luglio 2016, la giornalista Chiara Gatti parla della nostra Isola Comacina e delle opere d’arte in essa realizzate.

Le opere sono il frutto di 2 progetti:

Il primo progetto vede coinvolti i giovani dell’Accademia di Belle Arti di Brera che attraverso un percorso basato sull’analisi dell’identità cromatica dell’Isola hanno dato vita ad interventi di vario tipo, destinati a restare esposti all’aperto sull’isola per alcuni mesi.

Il secondo progetto, voluto dall’Accademia di Belle Arti di Brera in collaborazione con la Fondazione Isola Comacina ed il Comune di Tremezzina, promuove ogni anno un Bando Internazionale per Residenze d’Artista con sede sull’Isola Comacina. La residenza mira “a promuovere e incentivare gli scambi nazionali e internazionali degli artisti, offrendo uno spazio di lavoro, di ricerca e di riflessione, creando occasioni di contatto tra artisti di diverse provenienze e con le realtà del territorio”.


Di seguito riportiamo l’articolo della giornalista a cui alleghiamo le foto delle opere citate:

Su un piccolo pontile di legno si aspetta la barca che fa la spola dalla terraferma all’isola. Si suda. I bagnanti ci arrivano a nuoto, mentre Angelo approda con il suo motoscafo dai sedili in pelle bianca. È un taxi di Venezia — racconta —, ma ai turisti piace di più la classica “Lucia”, quella del Manzoni, coi cerchi di legno. La alterno spesso al taxi boat. Tre minuti di traversata (si salpa ogni mezz’ora dalle 10 del mattino) bastano per approdare all’Isola Comacina, di fronte alla sponda ovest del lago di Como, ai piedi del Sacro Monte di Ossuccio (patrimonio Unesco). Sette ettari di superficie sono punteggiati da ulivi che gettano ombra su antiche murature romane, sui resti di un battistero del V secolo e sulle rovine di nove chiese che emergono fra l’erba rasata della collina.

Il custode dell’isola, Erick, ha una laurea in storia della musica, suona e scrive di jazz. Da cinque anni, per nove mesi l’anno, si occupa di monitorare le attività di questo paradiso vergine e accoglie gli artisti che l’Accademia di Brera invita per periodi di residenza creativa. All’inizio del Novecento la Comacina, già proprietà vescovile e poi di un privato, passò alla Corona del Belgio che ne fece una sua enclave prima di restituirla allo Stato italiano col vincolo che Brera la trasformasse in un atollo per autori di entrambe le nazionalità. Italiani e belgi sono accolti nelle tre villette progettate negli anni trenta dall’architetto razionalista Pietro Lingeri; linearissime, fatte di pietre di Moltrasio, tipiche del Lario. L’effetto è mimetico. Oggi la tradizione continua. Per tutta l’estate, fino a metà settembre, si avvicendano artisti desiderosi di ritagliarsi una pausa solitaria, spiega Erick. Una fotografa belga, arrivata da Anversa, ha trasformato la casa di Lingeri in una camera oscura. Un pittore di Bruxelles stende tele impastate di colore e cemento in mezzo al prato e, quando piove, si forma un dripping naturale. Francesca Zoboli, di Milano, ha usato pettini fatti di rami per creare texture che sembrano cortecce, che ha applicato, come una seconda pelle, sui tronchi, in giro per l’isola.

Francesca Zoboli

Ma, a spasso per questa oasi silenziosa, gli interventi degli autori in residenza (un turnover di 8 su 200 domande) si mescolano con quelli che gli allievi di Brera hanno lasciato a inizio stagione: una trentina di progetti site-specific, fra i boschi, spiagge e radure. Una mappa, stile “isola del tesoro”, aiuta a ritrovarli. Maniche a vento, tovaglie da picnic, forme totemiche, nidi di ragno. L’idea dei ragazzi era di entrare in sintonia con i caratteri della terra. Martina Cioffi ha costruito un grande letto a due piazze, legando fronde e coprendole di muschi.

Martina Cioffi

Un rifugio elfico a picco sulla scogliera che volge a est. Martina Rizzati ha steso nella boscaglia un lungo nastro bianco che unisce gli alberi come un fiocco monumentale. Da una pianta centenaria piovono palline da ping pong spalmate di resina da Wang Zhong Sheng, mentre Hicham Baiya ha intrecciato un bersaglio di rami di alloro

Hicham Baiya

e Giada Ambiveri ha ancorato sulla riva, a filo d’acqua, due sfere che di notte si accendono con luci a led.

Giada Ambiveri - I Colori e il Mito dell'Isola 2016

Opere di land art che, tuttavia, spesso mancano di sapienza tecnica. Troppa plastica stona con gli umori selvatici. Poca capacità di relazionarsi con lo spazio aperto vede i lavori perdersi nel nulla. Una gita sul lago d’Iseo, a cospetto di un gigante come Christo, che proprio oggi si congeda dai suoi Floating Piers, avrebbe aiutato a comprendere che la geografia fa parte dell’opera. Chissà quale passerella avrebbe progettato se avesse scelto Como invece di Iseo.

Chiara Gatti, La Repubblica, 03/07/2016

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