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Villa del Balbianello


Eretta per volere del Cardinal Angelo Maria Durini alla fine del XVIII secolo, la Villa del Balbianello sorge all’estremità del Dosso di Avedo in una delle posizioni più suggestive di tutto il lago. Per il suo fascino viene oggi utilizzata come scenografia in numerose produzioni cinematografiche.

L’accesso alla Villa è a piedi da Lenno con un tratto in salita, percorribile in 25 minuti circa, oppure via lago con servizio di Taxi Boat dal Lido di Lenno.

Il complesso comprende diversi corpi di fabbrica circondati da un suggestivo giardino, organizzato su differenti livelli per sfruttare le caratteristiche del promontorio, che presenta alberature ornamentali particolarmente curate, fra le quali un maestoso leccio e platani potati a candelabro.

Al centro del giardino in splendida posizione panoramica si trova la loggia, un edificio a pianta rettangolare con due soli locali, la biblioteca e la sala dei cartografi, collegati da una leggiadro portico passante con due balconi affacciati verso est e ovest. Il corpo principale della villa è composto da un massiccio edificio a tre piani nel quale si innesta un’ala più bassa affacciata verso il lago che comprende l’antica chiesa con due campanili in facciata.

Gli ambienti interni conservano l’allestimento voluto da Guido Monzino e custodiscono le collezioni d’arte da lui raccolte, la biblioteca, diversi oggetti legati alle spedizioni al Polo Nord e all’Everest e numerose stampe del Lario.

All’apice delle sue fortune dopo una lunga carriera diplomatica, il cardinale Angelo Maria Durini decise di affiancare alla vicina villa del Balbiano ad Ossuccio, da lui acquistata nel 1787, un’altra dimora di villeggiatura in posizione più appartata. Fra il 1790 ed il 1793 comprò l’intera penisola del Dosso di Avedo e fece erigere una nuova abitazione sulla punta del promontorio dove già sorgevano una casa ed una piccola chiesa, dedicata a S. Giovanni, appartenute ai minori francescani. In seguito questa nuova residenza fu indicata col nome di Balbianello, considerando le dimensioni più ridotte rispetto al Balbiano.

Il cardinale fece costruire un elegante padiglione con una loggia centrale affacciata da un lato sull’insenatura dell’Isola Comacina, denominata Seno di Diana, e dall’altro verso la Tremezzina, denominata Seno di Venere. Ai lati del porticato furono costruiti due locali, una biblioteca e la sala della musica, dove accoglieva amici, artisti e letterati fra i quali Giuseppe Parini che al cardinale dedicò l’Ode “La gratitudine”.
Nel 1797, dopo la morte del Durini, il complesso fu acquistato da Giuseppe Sepolina, e nel XIX secolo divenne proprietà di Luigi Porro Lambertenghi, patriota milanese, che qui ospitò Silvio Pellico, precettore dei suoi figli. Nel 1821 la villa fu ceduta a Giuseppe Arconati Visconti e nel 1876 fu ereditata dalla Marchesa Marie Peyrat, vedova di Gian Martino Arconati, che nel 1919 la cedette al generale americano Butler Ames.

La famiglia Ames rimase proprietaria fino al 1974 quando la villa fu acquistata dal conte Guido Monzino che restaurò l’edificio ed il giardino, rinnovando gli interni con arredi inglesi e francesi e vi raccolse i cimeli dei suoi viaggi e delle sue spedizioni. Alla sua morte, nel 1988, Monzino lasciò la villa del Balbianello al Fondo per l’Ambiente Italiano (FAI) che tuttora la gestisce e ne consente l’apertura al pubblico.

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